La localizzazione dei villaggi di Capitignano è stata condizionata dalle sorgenti e dai corsi d'acqua. A nord-ovest della conca di Montereale, alle pendici della catena di NE, sorgono i villaggi ai limiti del fondo coltivo.

Sivignano e Paterno su conoidi sono attraversati dai torrenti Riezzano e Pago. Colle Noveri su un colle domina il piano. Il sistema dei corsi d'acqua dei torrenti di Paterno, Sivignano e Aglioni ha permesso, a seguito delle canalizzazioni che orientavano le acque intorno ai terreni, una coltivazione soprattutto ortense.

"Paterno, villa Regia, dello Stato di Montereale nella provincia dell'Aquila, ed in diocesi di Rieti in regno, situata in luogo piano, d'aria salubre, e nella distanza di sedici miglia in circa dalla città dell'Aquila, che si appartiene al patrimonio privato del Re Nostro Signore per la successione a' beni Farnesiani, questa Villa è un aggregato di due altre piccole ville appellate Collenoveri  ed Aglioni, ove altro non v'è da notare, che una sola chiesa Parrocchiale. Il suo terreno produce grani, legumi, vini e castagne. Il numero dei suoi abitanti ascende a 388 sotto la cura spirituale d'un Parroco, che porta il titolo d'Arciprete".

(Descrizione di Francesco Sacco, "Dizionario nel Regno di Napoli", 1796)

Capitignano e Mopolino si estendono ai margini di un piano alluvionale.Sorgono entrambi su deboli pendenze, tra i 900 e i 924 metri, in corrispondenza delle valli che scendono dalla faglia. Queste alla base formano conoidi di deiezioni molto ampi. I centri appartengono all'area denominata "coste di Pago".

I centri compatti con un nucleo centrale sono Aglioni, Colle Noveri, Paterno e Pago; i centri sul pendio sono Capitignano, Mopolino e Sivignano. Questi ultimi, nel corso degli anni, si sono trasformati occupando le aree pianeggianti, un tempo coltivate. 

Sulla base della toponomastica attuale di Pago e Colle Noveri, lo storico Alessandro Clementi attribuisce l'origine e la formazione ad un insediamento romano: Pago, da Pagus. Costituito da piccoli centri o "vici", il paesaggio è risultato dall'unione di più agglomerati, ancor presenti nell'area pedemontana della faglia di Capitignano.

Mentre Colle Noveri, secondo Clementi, ricorda l'antico gastaldato longobardo. 

 

CHIESE E MONUMENTI

 

Gli edifici religiosi delle frazioni di Capitignano risultano caratterizzati dalla medesima tipologia:  una aula unica, con l'altare sopraelevato e uno o più locali adibiti a sacrestia. Un elemento in comune ricorrente è la facciata coronata a cuspide e un'edicola sopra il portale principale. 

Gli interni si arricchiscono di nicchie e altari sulle pareti laterali. 

 

SIVIGNANO:

 Chiesa di San Silvestro, già riportata nel registro delle Chiese della Diocesi di Rieti nell'anno 1398. È stata distrutta e ricostruita nello stesso posto nel 1961, ma in modo diverso. Sulla facciata della chiesa c'era un balcone da cui il sacerdote esponeva le reliquie dei Santi alla popolazione. La chiesa vecchia aveva cinque altari e le colonne a tortiglione e il soffitto a cassettoni in legno, decorato e dipinto. All'altare centrale c'era San Silvestro; al secondo altare a sinistra c'era la Madonna delle Grazie, una tavola lignea, rappresentante Maria in trono con il Bambino in braccio benedicente, che regge con la mano sinistra uno specchio. In basso, inginocchiata, una piccola figura che è il donatore. 

La tavola è stata attribuita da Federico Zeri ad un pittore abruzzese e datata intorno al 1250-1270.

La Madonna presentava sulla testa una corona metallica, finemente cesellata con i gigli della casa D'Angiò, che purtroppo è andata perduta. Secondo Zeri, la Madonna di Sivignano è uno dei pochi casi in Italia di dipinto non direttamente eseguito su tavola, bensì su un foglio di pergamena, lucidata e lustrata con una preparazione, e poi dipinta con la tempera. 

Oggi è conservata al Museo nazionale dell'Aquila, sezione Arte Sacra.

La Madonna delle Grazie si festeggia il 2 luglio.

A Sivignano c'è anche la Chiesa di S. Pietro, del sec. XVIII

 

 

AGLIONI:Chiesa di San Rocco, sec. XIX.

 

COLLE NOVERI:Chiesa di San Paolo, sec. XIX

 

RAVAGNANO:Chiesa di Santa Maria, sec. XVIII.

 

PATERNO:Chiesa di Santa Apollonia, sec. XV

 

PAGO: Chiesa dei SS. Cipriano e Giustina, sec. XVIII

Palazzo Nervegna a pianta rettangolare, strutturato su tre livelli. È stato realizzato in due periodi diversi: il piano terra nei secoli XVII e XVIII; gli altri due piani nel XIX secolo. La facciata principale, come l'intero palazzo, è divisa da marcapiani.

 

MOPOLINO:

Chiesa di San Domenico, costruita nel 1579. Con il terremoto del 1703 la chiesa ed il palazzo Ricci subirono diversi danni. Nel 1839 l'edificio religioso venne restaurato su disegno di Giuseppe Valadier, allora attivo presso il Vescovado di Rieti come documenta la scritta posta sull'arco dell'altare principale. Gli elementi architettonici con le semicolonne, la trabeazione spezzata, le finestre semicircolari evidenziano nell'interno un gusto neoclassico. Sul portale d'ingresso è posto lo stemma gentilizio della famiglia Ricci.

La facciata della Chiesa di San Domenico è a coronamento orizzontale. Il portale è riquadrato da una cornice in pietra arenaria. Sopra, è posta un'edicola rettangolare. L'interno è caratterizzato da un'aula rettangolare, suddivisa da dodici semicolonne in stucco e pietra. Il soppalco dell'organo è successivo alla costruzione della chiesa. Nelle pareti laterali sono presenti quattro semicolonne con le nicchie e gli altari neoclassici in pietra e gesso. Ai lati degli altari di destra, le nicchie con Santa Teresa e Sant'Antonio. In quelli di sinistra le nicchie di San Giuseppe e Santa Angela. Nella parete presbiteriale è presente l'altare principale con una tela che raffigura una Madonna con Bambino e S. Domenico.

 

Palazzo Ricci: di gusto neoclassico, a pianta quadrangolare, articolato su tre piani, una cappella gentilizia e un giardino, il palazzo è la massima espressione architettonica dell'area. Fatto costruire, probabilmente, da Umberto Ricci nella prima metà del Quattrocento, il palazzo subì nel tempo ampliamenti e rifacimenti, tra cui il restauro degli architetti Raffaele e Giovanni Stern nel 1783, consigliati alla famiglia Ricci da Papa Pio VI Braschi, con cui i nobili di Mopolino intrattenevano rapporti di amicizia.

In seguito, nel 1839, il palazzo fu ripristinato in parte su disegno del Valadier. La facciata è composta da tre ordini di finestre, più le cantine. Da una scala nobiliare si accede al primo piano e poi al salone principale del palazzo e ai sei vani. Al secondo piano ci sono dieci locali per la servitù. 

Alla facciata principale è addossata la costruzione della cappella di S. Domenico. Inoltre, su due angoli del palazzo, sono presenti due torrioni sporgenti, per la vigilanza.

L'edificio è costruito con pietrame d'arenaria e travertino. Le decorazioni interne del palazzo ripetono motivi floreali, a rilievo, e scene di caccia. Al centro della facciata principale c'è un grande portone d'ingresso di pietra arenaria e sopra, nella seconda fila di finestre rettangolari, nicchie con busti, festoni in gesso e stucchi in stile neoclassico.

Il palazzo Ricci ospiterà il Centro Servizi del parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

 

A Mopolino, inoltre, sono ancora visibili i ruderi del castello, detto appunto di Mopolino, situato sulla contrada denominata "coste di Pago" o "Pago vecchio", a quota 1109 m. I ruderi del perimetro dell'insediamento di difesa e di una cisterna sono stati ricoperti dalla vegetazione.

 

S. Apollinara: Paterno

Santa Maria: Rovagnano

S.Paolo: Colle Noveri

S.Pietro: Sivignano

SS.Cipriano e Giustina: Pago

 

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